Libri gratis per tre anni agli studenti colpiti dal terremoto del centro Italia

Tutti gli studenti di Amatrice, Arquata, Accumoli e Acquasanta Terme, città colpite dal terremoto del 24 agosto scorso, riceveranno gratuitamente i libri scolastici per i prossimi tre anni. È quanto stabilito dal Protocollo di intesa firmato dall’Associazione italiana editori (Aie) e dal Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur).

L’iniziativa, che riguarda tutti gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, rientra nell’ambito della campagna #ripartiamodallascuola, avviata dal Miur nei giorni immediatamente successivi al sisma. Si tratta di un piano nazionale di aiuto a medio-lungo termine, basato su interventi tempestivi e differenziati. Alla promessa della riapertura di tutti gli istituti coinvolti in tempo per il nuovo anno scolastico, è seguita infatti la realizzazione di questa intesa con gli editori italiani, affinché gli studenti delle zone più colpite dal terremoto potessero ricevere un supporto materiale per la propria formazione.

Il Protocollo, firmato dall’Aie e dal ministro Stefania Giannini, prevede l’istituzione di un comitato ministeriale che valuti l’ampiezza delle aree coinvolte e stabilisca per i prossimi tre anni le reali necessità di ciascun istituto. È inoltre in corso una discussione sulla possibilità di estendere la portata dell’intervento anche alle zone colpite dalle scosse successive a quella del 24 agosto.

Permettere agli studenti del centro Italia di continuare in modo sereno il proprio percorso formativo significa, pertanto, ricostruire una «comunità scolastica» devastata dal sisma. Il dono gratuito dei libri non rappresenta semplicemente un contributo economico per le famiglie: con tale iniziativa, il ministero rende effettivo quel diritto allo studio che la Costituzione sancisce come fondamentale. L’articolo 34 stabilisce testualmente che «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Sono proprio i libri i mezzi che lo Stato deve garantire, affinché la parola «futuro» acquisti un senso e la ricostruzione possa realmente iniziare.

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