Finalmente libera la giornalista cinese arrestata durante il G20 di Hangzhou

Il 27 ottobre scorso la giornalista freelance Yuan Ying è stata rilasciata dalle autorità cinesi, dopo quasi due mesi di detenzione forzata. L’arresto risale al 6 settembre 2016 ed è avvenuto in occasione del G20 di Hangzhou, Cina. La causa? La pubblicazione di un reportage su una protesta organizzata a Pechino di fronte a un ufficio del Partito Comunista, in concomitanza al summit internazionale. La notizia della sua liberazione, resa pubblica soltanto nelle ultime ore, è stata diffusa da Amnesty International attraverso un comunicato stampa.

La giornalista cinese, che lavorava per il portale del Sichuan 64 Tianwang, è stata  sottoposta a una detenzione amministrativa iniziale di quindici giorni. Successivamente è subentrata una proroga a scadenza indefinita. Il commissariato di pubblica sicurezza della città di Chengdu ha accusato Yuan Ying di aver leso l’ordine pubblico e aver causato problemi alla collettività. La formula accusatoria «picking quarrels and provoking troubles» viene infatti adottata con frequenza dalle autorità cinesi per incarcerare scrittori, giornalisti, avvocati e attivisti politici che risultano scomodi al Partito comunista. La stessa sorte di Yuan Ying è toccata ad altri cinque giornalisti di 64 Tianwang. Di questi, soltanto Qin Chao risulta ancora in arresto presso il centro di detenzione della città di Pingdingshan (Henan). Sono forti le pressioni internazionali che spingono per la sua liberazione.

L’organizzazione non governativa Amnesty International si è battuta per la scarcerazione di tutti i giornalisti coinvolti sin dai giorni immediatamente successivi agli arresti del 6 settembre. La campagna di raccolta firme in favore di Yuan Ying si è protratta fino a poche settimane fa, mentre è ancora attiva quella per la sua collega Qin Chao. Nonostante l’appello rivolto alle autorità presenti al G20 sia rimasto inascoltato, è proprio grazie alle «pressioni internazionali» (come quella di Amnesty International) che si deve la liberazione della giornalista.

Risulta dunque evidente il paradosso tra la lesione della libertà di stampa, che in Cina è ridotta ai minimi termini, e il contemporaneo svolgimento di un summit come il G20, cui prendono parte tutti i potenti della Terra. Nessuno dei capi di stato presenti a Hangzhou ha speso una sola parola in favore dei giornalisti arrestati, né la notizia ha avuto risalto sui media internazionali. Piuttosto, si è perso il conto di tutti gli articoli di costume pubblicati, dal mancato tappeto rosso a Obama alle ferie forzate per i cittadini di Hangzhou. È anche per questo che la storia di Yuan Ying, finalmente giunta a un lieto fine, merita di essere raccontata. Si tratta banalmente di un esempio di giornalismo. Un esempio fra tanti.

 

Link utili:

Azione urgente di Amnesty International per la liberazione di Qin Chao

Approfondimento sul «picking quarrels and provoking troubles»

 

– Foto in copertina: Casa Rosada (Argentina Presidency of the Nation)

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