Bloccata la costruzione dell’oleodotto, i Sioux hanno vinto la battaglia (per ora)

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Dopo mesi di proteste, manifestazioni e scontri con la polizia, la comunità Sioux di Standing Rock ha vinto la propria battaglia. La costruzione del Dakota Access Pipeline, un oleodotto che avrebbe dovuto attraversare quattro stati americani, North Dakota, South Dakota, Iowa e Illinois, è stata bloccata. Dopo un primo stop al progetto da parte dell’amministrazione Obama è arrivata anche la decisione favorevole dell’Esercito Usa, formalmente proprietario del territorio interessato. Secondo i nativi americani che vivono nella riserva di Standing Rock, l’oleodotto avrebbe danneggiato l’ambiente e le falde acquifere dei loro territori. È una vittoria per le comunità locali, sebbene sia già minacciata dal neo eletto presidente Donald Trump, il quale ha fatto sapere che spetterà a lui l’ultima parola sul progetto.

Il Dakota Access Pipeline è un oleodotto sotterraneo di quasi duemila chilometri, di proprietà dell’azienda statunitense Energy Transfer Partners e attualmente in fase avanzata di realizzazione. L’obiettivo del progetto è quello di collegare i pozzi petroliferi del North Dakota ai terminal dell’Illinois, per un costo complessivo bakken_map_osm_basemapdi 3,78 miliardi di dollari. L’oleodotto attraversa quattro stati americani lungo il suo tragitto, sfiorando a soli 800 metri di distanza la riserva indiana di Standing Rock. Per questo motivo, la comunità locale Sioux ha lanciato nell’agosto 2016 una protesta, con lo slogan “Rezpect Our Water“, denunciando i rischi per l’ambiente e per le acque dell’intera riserva (lambita dal fiume Missouri e dal lago Oahe). Sono seguiti scontri con la polizia, sit-in con migliaia di persone, numerose manifestazioni in tutto il paese, appelli alle Nazioni Unite e all’amministrazione Obama. A guidare il fronte dei Sioux il capo della comunità di Standing Rock, Dave Archambault II. Numerosi anche i supporters, fra cui un gruppo di oltre 2000 veterani dell’esercito, mobilitati da Wesley Clark Junior (figlio del generale già candidato alla Casa Bianca) e giunti il 2 dicembre sul fronte della protesta per fare da scudo umano agli attivisti.

Il 4 dicembre scorso, però, un giorno prima dello sgombero deciso da Jack Dalrymple, governatore del North Dakota, è arrivata la bella notizia. L’U.S. Army Corps of Engineers, incaricato per valutare le richieste dei Sioux, ha annunciato che il Dakota Access Pipeline non potrà passare sotto le acque della riserva e verrà studiato a breve un tracciato alternativo. «The Standing Rock Sioux Tribe and all of Indian Country will be forever grateful to the Obama Administration for this historic decision», ha commentato Dave Archambault II. «We hope that Kelcey Warren (il Ceo dell’azienda costruttrice, ndr), Governor Dalrymple, and the incoming Trump administration respect this decision».

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