#Retro: 9 novembre 1989, cade il muro di Berlino

Un nuovo esperimento oggi su Bella Storia. #Retro è una rubrica temporanea, un esercizio di stile, uno sguardo su eventi del passato che hanno segnato positivamente la storia dell’uomo.

9 novembre 1989. Durante una conferenza stampa del Sed (Partito di Unità Socialista della Germania Est), il giornalista italiano Riccardo Ehrman chiede al responsabile dell’informazione, bundesarchiv_bild_183-1989-1109-030_berlin_schabowski_auf_pressekonferenzGünter Schabowski, quando sarebbe entrato in vigore il nuovo regolamento sui transiti fra le due Germanie. La risposta, causata dalla mancanza di direttive dal Politburo, è storica: «per quanto ne so io, quest’ordine diventa efficace immediatamente». Gli effetti delle sue parole sono giganteschi. Migliaia di berlinesi dell’Est si riversano ai posti di blocco del muro, chiedendo di potersi ricongiungere con i propri amici e familiari dell’Ovest. Le guardie di confine, incapaci di respingere la folla e colte alla sprovvista, acconsentono al passaggio. Viene sancita, di fatto, la caduta del muro di Berlino.

La storia. Alla Conferenza di Potsdam dell’agosto 1945, dopo la fine della guerra, le potenze vincitrici (Unione Sovietica, USA, Regno Unito e Francia) clement_attlee_harry_s-_truman_joseph_stalin_and_their_principal_advisors_-_potsdam_conference_1945decidono di dividere la Germania in quattro zone di occupazione militare. In pochi anni si realizza una separazione di fatto tra Germania Est (Ddr), sotto il controllo dell’Unione Sovietica, e Germania Ovest (Brd), di influenza occidentale, i cui confini vengono chiusi nel 1952. Luogo simbolo è Berlino, perfettamente spaccata in due dalle superpotenze mondiali. I flussi dall’est all’ovest, però, dettati da motivazioni economiche e politiche, sono continui. A partire dal 1961 inizia perciò la costruzione di un muro, impossibile da valicare e controllato a vista dai militari, rinforzato poi negli anni successivi. Passare da una parte all’altra della città (o della nazione) diventa dunque impossibile.

Le condizioni per la caduta. Primo passo per la riunificazione di Berlino è la decisione dell’Ungheria nell’agosto del 1989 di rimuovere le restrizioni al confine con l’Austria. Migliaia di tedeschi dell’Est tentano di sfruttare quel passaggio per emigrare all’Ovest, ma sono bloccati dal governo ungherese e costretti al rimpatrio. Iniziano proteste in tutta la Germania Est, culminanti con le dimissioni del leader della Ddr Honecker. Il suo successore, Egon Krenz, promette nuove regole per il passaggio fra le due Germanie, rese poi illecitamente operative dall’affermazione di Schabowski. Fondamentale per la caduta del muro è anche il contributo del leader dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov, il quale non interviene per bloccare le proteste dei tedeschi e successivamente favorisce il processo di unificazione.

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Cosa è successo dopo. Nelle settimane successive all’apertura dei posti di blocco, i cittadini tedeschi iniziano a “picconare” il muro. E’ la fine della guerra fredda, della cortina di ferro fra Stati Uniti e Unione Sovietica e l’inizio del percorso di unificazione fra le due Germanie. Il 18 marzo 1990 si tengono in Germania Est le prime elezioni libere, con l’unico obiettivo di negoziare la fine dello stesso Stato. Il 3 ottobre 1990, con l’approvazione di Gorbaciov e Kohl (cancelliere dell’Ovest), si giunge infine alla riunificazione della Germania.

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