Italia promossa a tavola: il cibo sprecato è sempre meno

doggy-bag-1_5480666
La legge Gadda, approvata in agosto, prevede per i ristoratori la possibilità di preparare le doggy bag con gli avanzi

Alla fine, Expo 2015 un’eredita positiva l’ha lasciata: in Italia si spreca sempre meno cibo. Al ristorante le doggy bag con gli avanzi sono ormai sdoganate, mentre a casa si sta sempre più attenti alle etichette dei cibi per non lasciarli scadere. Allo stesso tempo, sono sempre di più le associazioni che ritirano le eccedenze alimentari da mense e negozi, per donarle a chi ne ha più bisogno. Il buon risultato, si può dire, è frutto di un lavoro di squadra.

Dal 2009 al 2014 le tonnellate di cibo sprecato in Italia sono passate da 711,6 a 665,6: meno 6,5% in cinque anni. Ogni italiano butta via in media 164 chili di prodotti l’anno, contro i 169 dei francesi, i 171 dei tedeschi e i 187 degli svedesi. Il dato si è stabilizzato nel 2015, nonostante il forte afflusso di visitatori dovuto all’Esposizione universale, il cui tema era proprio Nutrire il pianeta. Ed è sulla scia di Expo che, nell’agosto 2016, è stata approvata la legge Gadda (Pd), contro gli sprechi alimentari e farmaceutici. La nuova normativa riduce le scartoffie burocratiche alle aziende che vogliono donare prodotti alle onlus (rimanenze, cibi che stanno per scadere o che non possono essere venduti perché non imballati correttamente) e le stesse aziende potranno vedersi ridotta la Tari, a discrezione del comune di riferimento. Inoltre, i prodotti agricoli che non vengono raccolti possono essere ceduti a titolo gratuito, il pane può essere donato entro 24 ore e i ristoranti sono autorizzati a preparare il sacchetto degli avanzi ai clienti che lo richiedono.

Ma, anche prima che la lotta al food waste diventasse legge, erano parecchie le organizzazioni italiane che se ne occupavano. In primis Banco Alimentare, che l’anno scorso ha distribuito 85mila tonnellate di alimenti e oltre 1 milioni di piatti pronti. Attualmente la fondazione è in contatto con alcuni marchi della ristorazione e catene della grande distribuzione per far partire, da gennaio, cessioni gratuite di prodotti da destinare agli indigenti, mentre la collaborazione con le scuole è già attiva da tempo. Altre realtà virtuose sono Last Minute Market, di Bologna, e Qui Foundation, attiva nel Nordovest e a Roma.

Certo, c’è ancora tanto da fare. Secondo l’Università di Bologna nel 2015 sono finiti nel cestino 6,9 milioni di tonnellate di cibo buono, per un valore di 15,6 miliardi di euro (lo 0,95% del Pil). Ma anche i singoli comuni si stanno organizzando per fare meglio: a Milano l’amministrazione, insieme ad Assolombarda e Politecnico, ha individuato un quartiere pilota (Bicocca) in cui far partire in via sperimentale un sistema per la redistribuzione del cibo avanzato.

*Manuela Gatti, ospite per un post di Bella Storia. #guestblogging

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...