La procura di Roma fa finalmente verità sul caso Cucchi: «Fu omicidio»

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Una notizia particolare oggi su #bellastoria. Non un progetto positivo, una statistica o una sentenza, ma l’inizio della fine di un calvario giudiziario iniziato ormai otto anni fa. «Stefano Cucchi è stato ucciso». Lo ha scritto nero su bianco oggi la procura di Roma, facendo luce su una verità finora contestata, insabbiata e mai riconosciuta dalla giustizia. Si è conclusa così l’inchiesta bis sulla morte del trentenne romano aperta nel 2014. I tre carabinieri che arrestarono Cucchi la sera del 15 ottobre 2009 – Alessio di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco – sono ora rinviati a giudizio per omicidio preterintenzionale.

La sua morte, avvenuta il 22 ottobre 2009 e ancora senza responsabili, non è stata causata da epilessia o denutrizione. Stefano Cucchi è morto per le violenze subìte la notte dell’arresto nei locali della caserma Casilina. Il procuratore capo ++ CUCCHI: PERIZIA, MEDICI NE DETERMINARONO DECESSO ++di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò hanno finalmente riconosciuto il nesso causale fra «il violentissimo pestaggio con schiaffi, pugni e calci» e la morte, sopraggiunta solo sei giorni dopo nell’ospedale Pertini. Un nesso finora negato e contestato dalle diverse perizie mediche che si sono susseguite nel corso del tempo. Coinvolti nell’indagine anche il maresciallo Roberto Mandolini e il carabiniere Vincenzo Nicolardi, accusati di calunnia. Per Mandolini e Tedesco contestato infine il reato di falso verbale di arresto. Presto sarà celebrato un nuovo processo, non più minacciato dalla prescrizione (grazie al cambio di imputazione per i tre carabinieri). Si è detta commossa per la notizia la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, che negli ultimi anni ha lottato attivamente per ottenere la verità sulla morte del fratello. «Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia».

La conclusione dell’inchiesta bis sull’omicidio di Cucchi arriva dopo un iter giudiziario lungo e complesso, che ha coinvolto nel tempo diversi infermieri, medici del Pertini e guardie penitenziarie. Numerose anche le polemiche, gli interventi della politica e le interferenze nelle indagini. Il 18 luglio scorso la prima sentenza definitiva, che ha assolto i cinque medici accusati di abbandono terapeutico, perché «il fatto non sussiste». L’omicidio di Cucchi, rimasto senza un omicida, reclama ora la sua verità.

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